notizie dai media tradizionali e dal web

IL MEGLIO DAI BLOG DOVE SI PARLA DI COMUNICAZIONE E PSICOLOGIA SOCIALE E DELLA COMUNICAZIONE

COMUNICAZIONE E SOCIAL NETWORK

PSICOLOGIA SOCIALE E DELLA COMUNICAZIONE

I MIEI POST ED I TUOI COMMENTI

lunedì 29 novembre 2010

Wikileaks, Assange? No, il protagonista è il Web !

Nella vicenda Wikileaks non sono tanto le rivelazioni ad essere protagoniste, in gran parte giudizi e fatti noti anche se non ufficializzati, quanto la potenza del mezzo di diffusione cioè internet ed in particolare il Web. Ben diverso sarebbe stato l'eco se le notizie fossere circolate solo a mezzo stampa o televisione, il solo fatto di avere un uditorio cosi vasto e contemporaneamente sincronizzato sull'evento indipendentemente da distanze, appartenenze e culture ha prodotto un effetto clamoroso. Quei rapporti segreti sono passati direttamente nelle case delle persone e da qui hanno generato commenti e ulteriori notizie. Un evento straordinario che solo col tempo si potrà apprezzare in modo completo nei suoi risvolti politici, giuridici e sociali, ma una cosa è certa il canale del web potrà essere la base per il pluralismo delle informazioni, dove la comunicazione potrà essere realmente tale essendo garantita l'interattività tra emittente e ricevente e la partecipazione del contesto che li circonda. Un onda d'urto formidabile che potrà avere come effetto anche l'ingresso delle televisioni sulla piattaforma web.

mercoledì 8 settembre 2010

Psicologia Dei Nuovi Media

Nuovi media come estensioni per la nostra mente?
Derrick DeKerchove sostiene l'idea della rete come Intelligenza connettiva..certamente il web può assomigliare alla rete di neuroni del nostro cervello, pero' la nostra mente è dotata della “coscienza di essere rispetto agli altri”, la rete web come può produrre questa dimensione? Come decide di agire collettivamente e come misuriamo questo effetto? E' un tema affascinante per il quale si può prendere spunto e definizioni nelle slides di Gianandrea Giacoma, che potete visionare qui di seguito.



sabato 14 agosto 2010

Bossi e Obama - Yes Web Can, dal dito medio al branding online

Bossi e Obama. Comunicare è (a volte) un'arte.
In queste settimane il Senatur comunica spesso con i giornalisti e quindi con la gente alzando il dito medio, in pratica l'italianissimo "vaffa" che più di Cavour e Garibaldi identifica l'Unità nazionale. Se vi guardate queste slides relative alla strategia di branding di Obama capirete come i nostri politici o presunti tali si posizionino su livelli di indecenza in ogni espressione della loro attività, compresa la comunicazione. Ma questo sarebbe ancora poco perchè la riflessione successiva che viene spontanea è che se usano il linguaggio del "vaffa" vuol dire che pensano che il popolo italiano sia il giusto target per quel linguaggio! Pero' il senatur potrebbe cavarsela dicendo di aver usato un efficace mezzo di comunicazione non verbale!!! Ben più grave a parer mio l'uso di sofisticate e costose strategie di comunicazione politica tese solo a mistificare la realtà, il solito vizietto di usare prodotti dell'intelletto umano (e soldi spesso dei cittadini) per fregare il prossimo!
Meglio tornare ad allenare l'intelletto studiandosi le slides proposte da Andrea Genovese.N.b.: necessita di Flash player.

venerdì 6 agosto 2010

Brunetta 2.0, il Codice Web



Sul sito www.azunicode.it il sempre attivo Ministro Brunetta propone di raccogliere idee, commenti, proposte in merito a vari temi relativi ad internet, ecco il “wording” di quanto scritto sul sito: “l’obiettivo dell’iniziativa non e’ fare nuove norme ma costruire una tassonomia dei problemi percepiti e delle opportunita che offre la rete e successivamente una mappatura delle relative best practices mondiali.
Questa non sara’ l’unica consultazione pubblica in materia, ma solo un primo passo per affinare strumenti e metodi raccogliendo feedback dalla rete
".
Per chi volesse partecipare c’e’ tempo sino al 4 settembre ma non è un termine perentorio, dice il Ministro.

Personalmente ho lasciato un commento che vi riporto fedelmente:
internet è qualcosa di straordinariamente dinamico che è difficile sostanziare una governance se non si cerca di capire cosa sarà internet fra X anni..In Italia non abbiamo l’abitudine di pensare a “cosa\chi saremo tra 5 o 10 anni”. Intanto mi preoccuperei di supportare l’uso e la crescita della Rete, dando alle persone la possibilità di accedervi velocemente e di sviluppare idee, in cambio di un costo alla portata di tutti. Internet è un fenomeno sociale e deve essere quindi un servizio sociale come anche un laboratorio di idee e come tale non va ingabbiato, le idee non è possibile ingabbiarle pena l’impoverimento della specie. Inoltre il web sarà, come detto, qualcosa di profondamente diverso dall’attuale, mi piace usare questa frase “quando il web sarà un vestito”, proprio così il Web lo "indosseremo", a quel punto tra persona e web la distanza anche giuridicamente parlando sarà qualcosa di diverso dall’attuale. Già oggi è sciocco limitare l’uso del web in ambito lavorativo, allora si dovrebbero sequestrare anche i telefonini all’ingresso, il problema semmai è motivare le persone al lavoro, se non sbaglio il problema esisteva già prima di internert e dei cellulari no???!! Un altra accortezza è mettere al “centro” la persona, internet come fenomeno psico-sociale quindi, come spazio di relazioni, di narrazioni e di co-costruzione della realtà.

Troppo spesso in molte aziende e ancor piu nelle Pubbliche Amministrazioni si spendono soldi per mega progetti, internet, intranet, comunicazione interna etc. ma ci si scorda che il tutto non solo finisce ma INIZIA con le persone! Una cosa che si dovrebbe fare è educare le persone al web, è un mondo cosi vasto che spesso rimane sconosciuto e navigare uno spazio sconosciuto piu’ essere inutile e anche dannoso. Internet è globalità, agire sul piano locale per regolamentare può portare solo a fare brutte figure e poi come dicevo, regolamentare chi, cosa, che? L’uomo ha sempre paura di ciò che non conosce ma tale paura non va utilizzata per scopi liberticidi, noi in Italia abbiamo le menti creative per produrre benessere dalla rete, non cassiamoci da soli tale possibilità.
Per proporre anche qualcosa sul piano concreto basterebbe iniziare a rendere realmente un Network la Pubblica Amministrazione non solo centrale ma anche locale. Se faccio via email una segnalazione ad un ufficio del mio Comune mi arriva spesso la risposta che il problema da me segnalato è di competenza di un altro ufficio!! Ma non possono inoltrare loro stessi l’email evitando al cittadino di riformulare la richiesta e di perdere altro tempo??? Oppure, scarico dal sito del mio Comune i moduli per la richiesta di un certificato poi vado all’ufficio competente e mi sento dire che devo comprare una marca da bollo che la vende solo il tabaccaio (che magari è pure chiuso) e poi un altro balzello lo devo pagare facendo la fila al piano di sopra!! In sintesi prima ORGANIZZARE !

Per quanto riguarda la regolamentazione vi sono tantissimi aspetti, uno può essere quello degli accessi, si possono stabilire regole a livello internazionale sulla identificazione in fase di accesso alla Rete, dopo di che va lasciato spazio e libertà alle libere iniziative perchè il web è ormai parte della nostra libertà. Importante è anche l’aspetto della reputazione che il web crea delle persone e qui è da porre l’attenzione su quanto rimane archiviato nella rete, elementi, storie, azioni che potrebbero essere riutilizzate creando nuove reputazioni e personalità. Sono aspetti psico-socio-tecnologici. Vanno affrontati a mio parere da più punti di vista e unendo piu’ competenze sinergiche ma, come accade nella vita “fuori dal web”, i grossi guai di solito non li combinano i semplici cittadini, nel senso che non è colpa del singolo se un motore di ricerca come Google può orientare le idee e le azioni della gente coi suoi algoritmi di ricerca…Ecco probabilmente vanno regolamentate e rese trasparenti certe situazioni legate al business legato alla Rete ma se il Web è un grande business è ancora uno spazio libero? Per quanto ancora lo sarà?

lunedì 19 luglio 2010

Facebook, un bluff ? Un articolo di Andreas Vogts




Un interessante articolo sul famoso social network e sulla saturazione del non contenuto.




E’ da un po’ che sono presente su Facebook con un mio profilo, altrettanto vale per Linkedin e Twitter. Per questioni di abitudine ho sempre preferito usare Facebook per le mie Pubbliche Relazioni e per socializzare (o fare rete).
Dopo diversi mesi, e dati certi alla mano posso tirare delle conclusioni precise. Gli accessi da Facebook verso il mio sito, che sono sempre stati abbastanza numerosi, sono in caduta libera. Non altrettanto però si può dire delle visite giornaliere, che invece sono in aumento. Con la caduta delle visite da Facebook, è però in miglioramento netto e costante il coefficiente di rimbalzo.
Al di là di questo però, parallelamente Twitter è diventato dopo Google, il terzo referrer mentre al secondo posto si è piazzato Linkedin con enorme vantaggio su tutti gli altri. Qualcosa di intressante e in aumento, arriva anche da Stumble e da OK Notizie e Technonotizie, ma sono numeri piccoli. Il resto si può dimenticare. Certo, è vero che sono più presente su linkedin e su twitter rispetto a mesi fa, ma in termini di numeri assoluti, Facebook è davvero in caduta libera.
Ma perchè? Beh, semplice. Su Facebook ormai c’è un overload di “non contenuto” oramai difficile da gestire. Non c’è niente di interessante. I contenuti vengono macinati e maciullati nell’arco di qualche secondo e così anche il tuo contenuto che potrebbe essere interessante, passa inosservato. I profili iscritti hanno un numero di amicizie sempre più alto e così anche l’aggiornamento della propria bacheca è velocissimo. Ma poi guardandoci bene, c’è veramente solo “foffa”. Uno stranazzamento continuo in un enorme pollaio dove regna il pressapochismo e l’ignoranza.
Tanto di cappello invece a LinkedIn. Contenuti sempre di qualità, anzi, solo di qualità e un social finalizzato a fare appunto rete. Certo che paragonarlo a Facebook è davvero impossibile. I commenti che arrivano su LinkedIn sono sempre puntuali, circostanziati, precisi e mai banali, anzi. A volte ricevi anche bacchettate, ed è giusto che sia così, guai ad offendersi, quando si è tra persone intelligenti.
Su Facebook questo non esiste più. A parte qualche commento o qualche post interessante, ormai solo 1 su un miliardo, a parte gli apprezzamenti di stima, per “mi piace questo mi piace quello” non c’è una beata nullità di nulla, vuoto assoluto, vuoto cosmico. Un buco nero che risucchia ogni minimo sprazzo di cultura e intelligenza. E’ tutto un copiare cose fatte e dette da altri, senza un minimo commento, una presa di posizione che abbia un senso logico. Niente. Ecco, inquesto marasma di zeri, fare social-networking diventa piuttosto esilarante. Più ragli e più hai seguito. Più sei “sclero”, alternativo da neuropsichiatria, e più hai la possibilità di avere relazioni. E che relazioni ragazzi! Tu entri in un vero carnaio bestiale di scelleratezza da “scoppiati dell’ultima ora”, con gente che starebbe benissimo rinchiusa in una stanza ovattata con la camicia di forza.
Io avevo pianificato, di crearmi una bella rete di amicizie su FB, (ho circa 1.300 contatti) e poi mi sarei fatto una pagina vera e propria dedicata ad Innovando e alla mia attività. Scusate l’espressione volgare e colorita: col piffero! Lì sopra ormai posto solo in automatico le cose che provengono da fuori, ma io sono quasi scappato a gambe levate. Quella è macelleria mentale. Non è per me.
Preferisco farmi criticare su LinkedIn, almeno ho qualcosa da imparare.

domenica 11 luglio 2010

Corporate social sharing: la comunicazione interna ai tempi del web 2.0


Un articolo interessante su un argomento di cui tanto si parla all'interno delle Organizzazioni ma sul quale poco si sa e ancor meno si concretizza in buone realizzazioni. Il problema spesso è lo stesso, un approccio sbagliato che parte dalla tecnologia e dalle funzioni e dimentica l'attore ed il fruitore del sistema: la persona che lavora.
Per leggerlo basta cliccare sul titolo.

venerdì 18 giugno 2010

Esiste la reputazione online? Un post interessante da OneWeb 2.0, di Luca Mori


Leggendo questo post di Luca Mori vengono in mente alcune cose sulle quali vi invito a riflettere e commentare: nel web si accumulano e stratificano una marea di notizie, immagini, storie di milioni di persone, a volte senza riscontro spesso non più attuali, esiste il pericolo che si possano "costruire" fatti, personalità e come ovviare a ciò? E' il web il vero "grande fratello"?
Esistono e quali sono le differenze col mondo cosiddetto reale?
Il mio parere è che i protagonisti siamo sempre noi cioè le persone sia in veste di attori che di spettatori o commentatori, credo che il web cioè le persone che lo agiscono sia una opportunità per prendere coscienza di fatti e misfatti e non uno strumento per "modificare personalità o immagine", è uno strumento di partecipazione, è una società agita tramite strumenti e procedure informatiche ma pur sempre di relazioni tra persone trattasi e la società è il comportamento degli individui. Se qualcuno viene beccato a fare il furbo, come nel caso descritto nel post di Luca Mori ciò non può essere un alibi per condannare la Rete.
Ecco l'articolo di Luca Mori pubblicato su OneWeb 2.0:

Reputazione online: scoppia il caso Daniele Luttazzi

Tecnicamente è un caso di studio complesso di reputazione online. Un caso intrigante come un giallo e interessante anche per chi si occupa di online reputation management riferito ai brand. Protagonista, suo malgrado, è Daniele Luttazzi, autore satirico ben noto per le controverse apparizioni in televisione, per le brillanti performance in teatro, per i DVD e per i libri, bersaglio con Michele Santoro e Enzo Biagi del cosiddetto “editto bulgaro“.

In questi giorni in rete circola insistente una voce: “Luttazzi copia“. Lo dicono molti blogger, a partire dal blog “myvoice” che propone “un’inchiesta artistico professionale” sulle copiature di Luttazzi; lo racconta un video su YouTube, intitolato “il meglio (non è) di Daniele Luttazzi”, più volte rimosso per iniziativa di una società, “Krassner Entertainment”, il cui sito è vuoto e che il servizio “whois” fa risalire a Daniele Fabbri, cioè allo stesso Luttazzi.
In un’intervista a Radio Deejay, Luttazzi aveva dichiarato:
Non mi divertirei a dire battute scritte da un altro..
Eppure, ci sono molti indizi per sostenere che Luttazzi abbia tradotto e pronunciato in molte occasioni battute scritte da altri, come raccontano ad esempio un articolo di Katia Riccardi e un appello di Francesca Fornario, rispettivamente sulle versione online di Repubblica e de l’Unità.

Un altro elemento del “giallo” riguarda l’iniziativa “Caccia al tesoro“, che Luttazzi ha proposto ai fan tramite il suo blog ufficiale: qui Luttazzi dichiarava esplicitamente di aver mescolato alle sue battute quelle di altri autori comici o satirici, senza citarli, e invitava i suoi lettori a trovarle. Il primo problema, in questo caso, riguarda la data del post relativo alla “Caccia al tesoro”: Luttazzi avrebbe impostato una data fasulla, secondo le ricostruzioni più articolate, che esplorano le informazioni ricavabili dal CMS usato da Luttazzi e ricorrono al sito Web.archive.org, una specie di “macchina del tempo” del Web.

Un secondo problema riguarda il senso della “caccia al tesoro”. L’idea veniva presentata sia come un gioco per i fan, sia come un espediente per difendersi da eventuali accuse di volgarità, o peggiori. Una specie di tranello per i critici: chi accusava Luttazzi di essere solo volgare e di non essere un autore satirico, poteva ritrovarsi tra le mani battute non di Luttazzi, ma di autori satirici di lingua inglese universalmente riconosciuti. Il punto è che, in un questo genere di gioco, il tesoro da cercare dovrebbe essere ben nascosto: al momento, però, sembra che il tam-tam nel Web 2.0 abbia portato a scoprire che circa un terzo delle battute di Luttazzi sono copiate. Un po’ troppo per una caccia al tesoro.

mercoledì 9 giugno 2010

Ci sarà anche la bolla dei Social media ?




Voglio proporvi alcune riflessioni interessanti tratte da http://blog.tagliaerbe.com/.




Nonostante tutto l’entusiasmo che circonda i social media, Internet non ci sta “connettendo” così tanto come pensiamo. E’ principalmente un luogo dove si stabiliscono connessioni deboli e artificiali, quelle che io chiamo “relazioni sottili”.
Durante la bolla del subprime, banche e broker si vendevano l’un l’altro crediti inesigibili – debiti che non potevano essere riscossi. Oggi, i media “sociali” mercanteggiano connessioni di bassa qualità – legami che difficilmente producono relazioni significative e durature.Puoi chiamarle “relazioni inflazionate”. Nominalmente, hai molti più rapporti – ma in realtà pochi o nessuno ha valore. Così come l’inflazione svilisce il potere del denaro, l’”inflazione sociale” svilisce le relazioni. La stessa parola “relazione” viene svalutata. Dovrebbe significare qualcuno su cui puoi contare. Oggi significa qualcuno con cui puoi scambiare dei bit.

Le relazioni sottili sono l’illusione di quelle reali. I rapporti reali sono basati sull’investimento reciproco. Io investo su di te, tu investi su di me. Genitori, figli, coniugi – tutti sono investimenti di cifre, tempo, soldi, conoscenze, attenzioni. Le “relazioni” al centro della bolla sociale non sono reali perché non sono basate su investimenti reciproci. Al massimo, sono segnate da qualche piccolo pezzo di informazioni o attenzioni qua e là.
Ecco ciò che dà sostegno alla mia ipotesi.

Fiducia. Se ci fermiamo alle apparenze, grazie ai social media il numero delle amicizie nel mondo è centuplicato. Ma ciò è accompagnato da un aumento della fiducia? Direi di no. Forse ci vorrà del tempo per vederne i vantaggi. Ma i social network sono già in giro da una decina d’anni, e la società non sembra essere tanto migliore.

Perdita di potere. Se gli strumenti sociali avessero creato dei reali benefici economici, ci saremmo dovuti aspettare un “effetto sostituzione”. Avrebbero dovuto rimpiazzare – disintermediare – i potenti del passato. E invece, al contrario, danno loro sempre più potere.
I tuoi social network preferiti non ti hanno liberato da agenzie PR, cacciatori di teste e altri tipi di broker. Anzi, ne stanno creando nuove legioni. La stessa Internet non toglie potere ai governi dando voce a chi non la ha; anzi, aiuta gli stati autoritari a limitare e circoscrivere la libertà abbattendo radicalmente i costi di sorveglianza e di polizia.

Odio. C’è un vecchio tormentone: Internet va avanti grazie all’amore. Allo stesso modo, però, è piena di odio: odio irrazionale verso le persone vicine, i luoghi, o le cose solo un po’ “diverse”. Ultimamente hai letto i commenti di qualche sito di news? Di solito sono gigantesche pozzanghere di bile e vomito. Dai una occhiata a queste email di Floyd Norris: il “social web” oggi è sinonimo di “sparare alla gente in corsa”.

Esclusione. Le persone si auto-organizzano intorno a gruppi ai quale piace qualcosa, ma raramente colmano i divari fra gruppi differenti. Eppure, è proprio in quel modo che iniziano le relazioni più preziose.
Essere “amico” con altre 1.000 persone ossessionate dagli occhiali vintage anni ‘60 non è amicizia – è solo condividere un singolo, solitario interesse.

Valore. E’ la prova finale. Se le “relazioni” create su Internet fossero state di valore, forse le persone (o gli inserzionisti pubblicitari) avrebbero pagato per la possibilità di goderne. Eppure pochi, se ce ne sono, lo fanno – sempre e comunque. Al contrario, siccome le “relazioni” non hanno valore, le aziende sono costrette a cercare di monetizzarle in modi eticamente discutibili. Perché non sono relazioni. Io posso scambiare bit con pseudo-sconosciuti su tutti i siti possibili. Gli “amici” di questo tipo sono una merce – non un valore, o un bene insostituibile.
Tre tipi di tumori stanno corrodendo la vitalità del web. In primo luogo, l’attenzione non è allocata in modo efficiente; le persone trovano cose di poco valore rispetto ai loro veri interessi. In secondo luogo, le persone investono in contenuti di bassa qualità. Farmville non è esattamente Casablanca. Terzo, è più dannoso di tutti, è l’indebolimento di Internet inteso come “forza del bene”. Non sempre è Farmville (che non è Casablanca), ma nemmeno sempre è Kiva. Uno dei migliori esempi della promessa dei social media è Kiva, che assegna micro-crediti in modo significativo. Per contro, Farmville è in gran parte inutile, da un punto di vista sociale. Non si creano persone migliori; si creano solo inserzionisti migliori.

Riassumiamo. Dal lato della domanda, l’inflazione delle relazioni crea l’effetto dei concorsi di bellezza, dove come ogni giudice vota per il concorrente che gli altri giudici pensano sia il migliore, le persone trasmettono quello che pensavo che gli altri vogliono. Dal lato dell’offerta, l’inflazione delle relazioni crea l’effetto delle gare di popolarità, dove le persone (e gli artisti) lottano per ottenere una immediata e viscerale attenzione – invece di fare cose fantastiche.
I social non sono concorsi di bellezza o gare di popolarità. Sono una distorsione, una caricatura della realtà. Si tratta di fiducia, di connessioni, di comunità. C’è troppo poco nel panorama mediatico attuale, a dispetto di tutto il trambusto che circonda gli strumenti sociali. La promessa di Internet non era quella di gonfiare le relazioni senza aggiungerci profondità, risonanza e significato. Era fondamentalmente di “riconnettere” persone, comunità, società civile, imprese e stato – attraverso relazioni più dense, forti e significative. Ecco dove il futuro dei media mente.
Liberamente tradotto da The Social Media Bubble, di Umair Haque.

sabato 15 maggio 2010

Dall'Ufficio stampa alle media relations, da un'intervista a Rossella Lucangelo CEO di Pragmatika




Il comunicato stampa non morirà e resta uno degli elementi fondamentali del processo di relazione tra comunicatori e giornalisti. Ne è convinta Rossella Lucangelo, CEO dell’agenzia Pragmatika di Bologna, nell’intervista del magazine di FERPI, Federazione Relazioni Pubbliche Italiana della quale riprendo uno stralcio pubblicato sul forum di Comunitazione su LinkedIn. Uno spunto interessante per immaginare scenari futuri...
In Italia è ancora molto diffuso il termine ufficio stampa in luogo di Relazioni con i media. Solo una differenza semantica? Fare in modo che la notizia esca su tutti i giornali e dare il massimo di notorietà all’azienda o al personaggio che si rappresenta, è l’obiettivo dell’ufficio stampa, ma per ottenere ciò è necessaria una attività di Media Relations. Non si ottiene nulla o ben poco attraverso una attività che si limita generalmente alla diffusione a pioggia di comunicati stampa, mentre invece le Media Relations significano appunto relazionarsi e capire, confrontarsi con una realtà editoriale (online o cartacea) e seguire il cliente da un lato e il giornalista dall’altro fino all’obiettivo prefissato. È evidente che i termini utilizzati sono condizionati dalla storia. Quando personalmente iniziai ad occuparmi di Media Relations, più di dieci anni fa, il comunicato stampa veniva inviato via fax e le immagini, che al tempo erano diapositive, venivano spedite per posta. L’iter “burocratico” della veicolazione dell’informazione era quasi prevalente. Naturalmente era poi necessario chiamare il giornalista, cercare di capire se aveva ricevuto e letto il tuo comunicato, se le diapositive erano arrivate, se aveva necessità di ulteriori approfondimenti… la relazione era essenziale per rendersi conto se la filiera fosse stata efficace. L’evoluzioni delle tecnologie e la digitalizzazione delle informazioni ha enormemente snellito le attività tipicamente da “ufficio” e ha permesso una maggiore focalizzazione e una crescita qualitativa della relazione con i media, aprendo un confronto costruttivo con il mondo della Stampa e approfondendo esigenze e specificità dei differenti canali. Da più parti è annunciata la morte del comunicato stampa, considerato obsoleto. Come si comunica con i giornalisti 2.0? Che le cosiddette digital PR siano in forte crescita è un dato di fatto, una realtà che le organizzazioni accettano sfruttando ogni giorno di più. Il rischio che si corre e che deve essere scongiurato è gestire le informazioni come fossero messaggi marketing. Considerando la natura “virale” dei Social Media e la co-costruzione dei messaggi che avviene sul web con il contributo di blogs, forum e media sociali, gli strumenti 2.0 rischiano di trasfigurare i contenuti e renderli parecchio differenti dal messaggio che l’organizzazione ha inteso trasferire alla pubblica opinione. Ritengo che comunicatori e giornalisti rimangano gli attori protagonisti delle media relations e che gli strumenti “obsoleti” come i comunicati stampa restino un elemento importante del processo. Certo poi bisogna essere pronti a seguire l’iter della comunicazione nelle sue varie evoluzioni sui social media. Tutto ciò, però, partendo da un “atto formale” dell’organizzazione. Cosa chiedono i giornalisti a chi rappresenta le organizzazioni nel rapporto con i media? È semplice: trasparenza, correttezza e verità. Comportamenti esattamente speculari a quelli che dovrebbero essere adottati dal giornalismo. Di esempi negativi ve ne sono fin troppi da entrambi i lati

giovedì 29 aprile 2010

La comunicazione orientata al web


Il mito del social computing, in un momento in cui parole quali web communication, Web marketing, social network ed altre riempiono le pagine delle riviste specializzate e dei blogs, enfatizza il momento attuale dell’era della rete influenzando anche i sistemi di comunicazione che utilizzano la piattaforma web. E’ quindi interessante capire quali siano gli aspetti fondamentali da considerare per la creazione di una buona comunicazione Web oriented.
Il mito di Facebook ora, come di Second life fino a poco tempo fa, hanno dato l’idea specie ai non addetti ai lavori, che determinati servizi e le tecnologie che li supportano, potessero in qualche modo plasmare i comportamenti delle persone e spingere Aziende ed altre Organizzazioni a prestare attenzione essenzialmente agli aspetti tecnologici e di layout estetico del prodotto che si andava realizzare.

Uno studio recente ha evidenziato che il comportamento delle persone che utilizzano un social network, ad esempio Facebook, contrariamente a quanto si potesse immaginare è essenzialmente veritiero, cioè vengono messi in atto comportamenti che corrispondono alla realtà, in pratica non ci si fa scudo del media che si sta usando come ad esempio avviene nell’uso delle chat. Differenze si rilevano invece riguardo alla qualità delle relazioni che si instaurano a seconda che il social network sia di tipo generalista come Facebook o di nicchia come ad esempio i social network professionali quali ad esempio linkedIn e Xing, vere e proprie comunità professionali e di scambio conoscenze legate al mondo del lavoro. Osservando le dinamiche che le persone mettono in atto nei suddetti ambiti ho constatato che la quantità e la qualità delle relazioni sociali che si attivano è maggiore e più duratura nei social network professionali mentre è più aleatoria negli ambienti quali Facebook dove pure è maggiore il numero degli utenti.
Da quanto detto in precedenza è possibile affermare che sono le motivazioni e la storia personale dei singoli individui che influenzano l’attivazione o meno dei sistemi di relazione esattamente come avviene nella vita di tutti giorni.
E’ la persona a “condurre il gioco” ed utilizzare il sistema virtuale per i propri scopi e con un comportamento che è meno influenzato di quello che si potrebbe pensare, dalla piattaforma tecnologica. Diverso il discorso sugli effetti in termini di qualità dei risultati ottenuti dagli utenti che utilizzano sistemi di comunicazione web, la tecnologia ed i servizi sono a disposizione di tutti ma il buon utilizzo sia in fase di produzione dei contenuti informativi che di fruizione richiedono comunque un buon livello di preparazione non tanto a livello tecnico quanto di conoscenza dei meccanismi di comunicazione e persuasione.

La mole di informazioni disponibili sul web è talmente grande che non è facile trovare il buon orientamento e la giusta sintesi, è molto maggiore la crescita del numero di informazioni che l’incremento delle capacità umane di memorizzazione e non basta proporsi con un proprio sito o aprire un account su facebook per ricavarne vantaggi a livello di comunicazione della propria immagine o del proprio business.
Dal punto di vista piu’ strettamente psicosociale i social network soddisfano alcuni bisogni collocabili sugli assi del Supporto sociale (bisogni di sicurezza e associativi) e della Costruzione del sé (bisogno di stima e di autorealizzazione). L’interazione sociale favorita dalle reti è importante anche dal punto di vista creativo, nella storia è dimostrato che i grandi “creativi” nel campo dell’arte, della letteratura etc. erano sempre componenti di comunità che hanno favorito lo sviluppo e la divulgazione delle idee. In una rete sociale il valore (ad es. di un servizio) che viene veicolato alle persone in quanto nodi di rete, aumenta in modo esponenziale (secondo la legge di Reed) rispetto ad esempio all’aumento lineare caratteristico della trasmissione tramite una rete televisiva.
Le reti sociali hanno inoltre un potenziale notevole, a mio parere, come laboratori di educazione sociale, lo stare insieme in un contesto regolato ma partecipato dove distanze sociali e di ruolo vengono attenuate, dove, è dimostrato, le persone tendono a mettere in atto azioni di controllo sociale sui comportamenti negativi e vengono stimolate di contro ad assumere comportamenti propositivi e proattivi, può essere di utilità sociale nei contesti organizzativi di grandi dimensioni ma anche in contesti sociali estranei al mondo del lavoro per lo sviluppo del senso di appartenenza e di identità. Il focus è quindi sulla persona come sistema di relazioni sociali e non più solo sulla tecnologia, la persona come attore della rete, artefice e partecipe di contenuti da lui stesso generati.
Spesso in ambito organizzativo siamo portati a vedere i singoli come elementi a sé, non ci rendiamo conto che esiste una fitta rete di relazioni che sono attivate dalla comunicazione, ufficiale e non, formalizzata e spontanea che se analizzata ci consente di rilevare una grande quantità di notizie utili sullo stato di salute dell’organizzazione stessa e di catalogare grossi volumi di conoscenza tecnica relativa alle attività aziendali, conoscenza che può poi essere messa in condivisione all’interno dell’organizzazione. Tutti questi elementi possono essere valorizzati anche mediante la progettazione di sistemi di comunicazione web oriented come i siti intranet ed internet (per la comunicazione esterna e la condivisione di servizi con l’utenza), vediamo ora quali sono alcuni degli accorgimenti fondamentali per implementare sistemi di comunicazione web efficaci.
La prima regola è cominciare la progettazione dal contenuto e solo successivamente dal layout grafico, acquistare un sito, magari attraente ma sviluppato secondo le esigenze e le convinzioni di chi lo vende è un errore che si paga poi in termini di effettivo utilizzo. E’ inoltre importante rendere subito chiaro al pubblico chi si è e solo dopo dire ciò che si fa.
Nel caso di siti che debbano comunicare l’identità ed i servizi o prodotti forniti è bene non puntare solo sulla comunicazione pubblicitaria e autoreferenziale ma fornire agli utenti contenuti interessanti e fasati secondo le loro esigenze e aspettative. I contenuti, inoltre, devono poter essere arricchiti dalla partecipazione degli stessi utenti, le pagine di un sito web, internet o intranet non devono essere uno statico volantino pubblicitario ma un sistema di interazione e condivisione.
A questo proposito è opportuno ribadire che la partecipazione richiede impegno e motivazione, senza buoni contenuti e scambio di informazioni il sistema si ferma velocemente, inoltre vi deve essere reciprocità nel processo di interazione e lo status dei partecipanti alla rete deve essere equilibrato, evitando che vi siano poche persone molto attive e molte altre che non producono contributi. E’ quindi fondamentale il presidio attivo di tali sistemi di comunicazione da parte dei gestori con il compito di fare opera di stimolo e moderazione pur senza limitare la partecipazione degli utenti. In ogni organizzazione le relazioni che si instaurano costruiscono delle reti informali che si affiancano alla rete formale che ha come sua rappresentazione schematica l’organigramma aziendale, un obiettivo che ci si deve prefiggere andando ad implementare un sistema di comunicazione orientato al web è identificare tali reti, analizzarne la struttura e renderle coese rafforzando la comunità di pratiche che è “dispersa” nell’organizzazione.
Dalle considerazioni fatte in precedenza è chiaro che anche nella progettazione di sistemi internet ed intranet il focus si va spostando sempre più dall’aspetto meramente tecnologico al ruolo ed alle caratteristiche psicosociali delle persone che ne saranno gli utilizzatori. Tutto questo ha una logica e una spiegazione in quanto le tecnologie all’inizio sono caratterizzate da grande complessità e macchinosità per poi raffinarsi sempre più approdando alla semplicità di utilizzo ed alla portabilità. Grazie a tutto ciò’ potremo raggiungere il risultato di una Azienda o Pubblica Amministrazione che si “connette” alle persone e non viceversa sia in ambito interno che esterno sfruttando quinde le potenzialità delle persone che vi lavorano, che non dimentichiamolo, sono i primi clienti ed i primi comunicatori dell’Azienda stessa.
A.T.

martedì 27 aprile 2010

Come è fatto un giornale, giusto per avere un'idea...

I giornali cartacei spariranno o saranno il motore dell'informazione cross-mediale??
Slides - come è fatto un giornale

martedì 20 aprile 2010

La comunicazione interna, un’opportunità per innovare le interazioni in ambito organizzativo


Negli ultimi anni il crescente successo delle tecnologie e dei servizi disponibili sulla Rete Internet (blog, wiki etc) e la nascita del cosiddetto Web 2.0 stanno influenzando anche il panorama sociale. Termini come Internet, Intranet, Social Network ed altri sono usciti dal ristretto ambito specialistico e fanno ormai parte del lessico comune e delle abitudini di milioni di persone che attraverso questi strumenti interagiscono, conoscono e lavorano investendo il proprio tempo, le proprie dimensioni del “sentire”. Vediamo ad esempio cosa sta accadendo nel mondo dell’informazione fino a poco tempo fa essenzialmente unidirezionale ed ora in qualche modo insidiata o comunque affiancata dal mondo dei Blog attraverso i quali gli utenti della rete diventato loro stessi creatori di contenuti e anche di orientamenti.

La possibilità di creare, pubblicare e condividere in modo facile e veloce informazioni e contenuti multimediali sta generando effetti sul piano sociale, infatti la relativa facilità di azione collettiva propria del mondo Web, se da una parte favorisce la produzione di valore mediante la partecipazione attiva di molti soggetti (ad es. Wikipedia) dall’altra può aprire scenari problematici venendo meno le tradizionali forme di organizzazione e di controllo sociale con conseguente diminuzione del potere delle istituzioni e della società ad es. nel contrasto a comportamenti devianti e socialmente pericolosi. In ambito aziendale le suddette tecnologie ormai fanno parte delle strategie di comunicazione interna e sempre maggiori investimenti sono dedicati alla progettazione e realizzazione di piattaforme intranet che coinvolgono un numero sempre più grande di individui al lavoro e sempre più influenzano le interazioni sociali all’interno degli ambiti lavorativi.

Non va però dimenticato che gli strumenti tecnologici sono al servizio delle persone e dalle persone sono usati, lo sforzo quindi di progettisti e programmatori è ora quello di rendere la tecnologia sempre più rapportata alle necessità e capacità di utilizzo dell’uomo. Sempre maggiore è l’utilizzo dei principi dell’ergonomia cognitiva applicati all’interazione uomo-computer con lo scopo di rendere più facile ed immediato l’utilizzo della tecnologia ad esempio progettando interfacce di tipo grafico ed intuitivo.
Come detto un grande ruolo lo giocano le organizzazioni e qui dovrà essere chiaro che buoni progetti, ad es. nel campo delle intranet aziendali, non si realizzano se non si attiva la partecipazione dal basso dei dipendenti e se non c’è un diverso approccio del management e dei responsabili della struttura informatica. Gli uomini delle organizzazioni dovranno imparare a lavorare di più con circuiti informali e distribuiti e meno in modo formale e gerarchizzato
Gli addetti alla gestione delle Risorse umane dovranno passare da una logica di controllo ad una logica di governo, gli esperti aziendali di Comunicazione dovranno invece imparare ad ascoltare e capire, dovranno assolvere la funzione di facilitatori di contenuti oltre che ad orientare la comunicazione e diffondere informazioni dall’alto verso il basso, ciò in particolare per quanto concerne la comunicazione interna che sempre più dovrà occuparsi anche di temi quali la motivazione, l’autostima, il senso di appartenenza del lavoratore in sinergia con la funzione Risorse umane.

Un’intranet sarà a mio parere una buona intranet quando saprà fornire servizi ai dipendenti, supporto sempre aggiornato per il loro lavoro, sarà luogo vivo di interazione, socializzazione e sviluppo della propria identità all’interno di un progetto globale, luogo di sviluppo di contenuti e persone e non come spesso accade ora statico compendio informativo di regole e norme spesso neanche aggiornate. Vi sarà una buona comunicazione interna attraverso i servizi intranet quando sparirà almeno in buona parte, all’interno degli ambienti di lavoro il pettegolezzo che è indice di malessere organizzativo, ciò potrà realizzarsi anche con un sapiente uso della comunicazione interna che dovrà rendere trasparenti i processi che si attivano all’interno delle organizzazioni e dovrà anche porsi come autorevole punto di riferimento per lo scambio informativo formale ed informale tra dipendenti e management e tra colleghi.

La buona progettazione ed applicazione di strumenti del web 2.0 potrà servire anche per rendere più semplice la comunicazione interna e per “ammorbidire” l’impatto della gerarchia della struttura aziendale.
Fondamentale a questo proposito il presidio costante da parte di personale culturalmente preparato prima ancora che dal punto di vista tecnico. Importante sarà anche l’approccio culturale da parte del management che dovrà necessariamente avere più fiducia nei contributi prodotti dal basso. Il nuovo modo di concepire ed implementare la comunicazione interna necessita anche della revisione del ruolo del “comunicatore”. Secondo Artuso e Mason ("La nuova comunicazione interna", ed. FrancoAngeli), il comunicatore non deve più essere colui che controlla e trasmette, ma piuttosto un “etnologo” che raccoglie e divulga le piccole e grandi storie locali, gestisce la complessità organizzativa lasciando emergere i contenuti.
I colleghi di lavoro dovranno imparare ad essere responsabili ed abituarsi a lavorare con gli strumenti informatici e non solo con una logica partecipativa e di condivisione collettiva, non più individui ma co-ndividui (Castelvecchi e Fabris, 2008), in questo modo le persone potranno trovare nella interazione e nello scambio un’opportunità di crescita personale e sociale.
A mio parere i social network possono costituire non solamente un luogo che offre opportunità di incontro o conoscenze varie ma anche un luogo con funzioni pedagogiche per lo sviluppo di comportamenti virtuosi e socialmente corretti. Infatti quando le persone si trovano ad agire ed interagire in un luogo anche virtuale frequentato da un gran numero di persone socialmente corrette e dove esiste comunque un monitoraggio attento di ciò che accade, sono stimolate ad agire comportamenti sociali, cosa questa utile anche in ambito lavorativo dove l’intranet può essere uno strumento utile ad esempio per la socializzazione lavorativa e la diffusione della cultura organizzativa.

Alla luce di quanto esposto quali potrebbero essere le tendenze per il mondo dei nuovi media sia in ambito sociale che aziendale? E’ evidente lo spostamento del focus dalla tecnologia ai contenuti e relativi utilizzatori, cioè le persone, termini come usabilità, interazione, community, personalizzazione, rete sociale, ed altre ci dimostrano che il focus si sposta sulla persona e che la tecnologia sarà sempre più “portabile” ed integrata con le abitudini e le attività che svolgiamo. Come detto è sempre maggiore la tendenza a separare la tecnologia dai contenuti cosi da favorire un uso ubiquitario della tecnologia stessa ed inoltre consentire una facile produzione di nuovi contenuti da parte delle persone che assumono cosi un ruolo attivo e non di semplice consumatore passivo. Un’altra tendenza è quella che vede la possibilità di interagire coi nuovi media in modo molto simile a come le persone interagiscono in un ambiente reale.
Tutto bene quindi? A mio parere anche il mondo delle tecnologie e servizi Web è vittima di una sorta di “consumismo 2.0”, vengono lanciati software e servizi “rivoluzionari” che dopo alcuni mesi spariscono del dimenticatoio, credo pertanto che se si vuole far leva sulle tecnologie della “rete” per offrire opportunità e miglioramenti sia a livello dei singoli che delle Organizzazioni sia necessario un approccio centrato sulla persona, un software ed una tecnologia “social correct” che prenda le mosse dall’analisi attenta delle necessità dei singoli in termini di interazione sociale, condivisione della conoscenza e partecipazione attiva. In ambito aziendale tra le attività di comunicazione interna va molto di moda parlare di “employer branding” o di marketing interno, ottime idee se servono ad occuparsi delle persone al lavoro, pessime invece se vengono utilizzate per raccontare ai dipendenti ciò che si vuole far loro credere, a vantaggio esclusivo dell’emittente del messaggio, ma questo è un problema della comunicazione in generale.

In questo scenario di confine tra tecnologia sofisticata e comportamenti umani a mio parere può assumere un ruolo significativo lo Psicologo visto come esperto di scienze cognitive e di interazioni sociali anche in ambito organizzativo che può fornire un importante contributo ad esempio in fase di progettazione di reti sociali, community, interfacce uomo-computer, sistemi di comunicazione interna ed e-learning, anche a garanzia che la tecnologia non sia un mero business in grado di creare ulteriore emarginazione ma uno strumento concepito da persone per rendere più semplice, la vita come il lavoro, di altre persone.
A.T.