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sabato 15 maggio 2010

Dall'Ufficio stampa alle media relations, da un'intervista a Rossella Lucangelo CEO di Pragmatika




Il comunicato stampa non morirà e resta uno degli elementi fondamentali del processo di relazione tra comunicatori e giornalisti. Ne è convinta Rossella Lucangelo, CEO dell’agenzia Pragmatika di Bologna, nell’intervista del magazine di FERPI, Federazione Relazioni Pubbliche Italiana della quale riprendo uno stralcio pubblicato sul forum di Comunitazione su LinkedIn. Uno spunto interessante per immaginare scenari futuri...
In Italia è ancora molto diffuso il termine ufficio stampa in luogo di Relazioni con i media. Solo una differenza semantica? Fare in modo che la notizia esca su tutti i giornali e dare il massimo di notorietà all’azienda o al personaggio che si rappresenta, è l’obiettivo dell’ufficio stampa, ma per ottenere ciò è necessaria una attività di Media Relations. Non si ottiene nulla o ben poco attraverso una attività che si limita generalmente alla diffusione a pioggia di comunicati stampa, mentre invece le Media Relations significano appunto relazionarsi e capire, confrontarsi con una realtà editoriale (online o cartacea) e seguire il cliente da un lato e il giornalista dall’altro fino all’obiettivo prefissato. È evidente che i termini utilizzati sono condizionati dalla storia. Quando personalmente iniziai ad occuparmi di Media Relations, più di dieci anni fa, il comunicato stampa veniva inviato via fax e le immagini, che al tempo erano diapositive, venivano spedite per posta. L’iter “burocratico” della veicolazione dell’informazione era quasi prevalente. Naturalmente era poi necessario chiamare il giornalista, cercare di capire se aveva ricevuto e letto il tuo comunicato, se le diapositive erano arrivate, se aveva necessità di ulteriori approfondimenti… la relazione era essenziale per rendersi conto se la filiera fosse stata efficace. L’evoluzioni delle tecnologie e la digitalizzazione delle informazioni ha enormemente snellito le attività tipicamente da “ufficio” e ha permesso una maggiore focalizzazione e una crescita qualitativa della relazione con i media, aprendo un confronto costruttivo con il mondo della Stampa e approfondendo esigenze e specificità dei differenti canali. Da più parti è annunciata la morte del comunicato stampa, considerato obsoleto. Come si comunica con i giornalisti 2.0? Che le cosiddette digital PR siano in forte crescita è un dato di fatto, una realtà che le organizzazioni accettano sfruttando ogni giorno di più. Il rischio che si corre e che deve essere scongiurato è gestire le informazioni come fossero messaggi marketing. Considerando la natura “virale” dei Social Media e la co-costruzione dei messaggi che avviene sul web con il contributo di blogs, forum e media sociali, gli strumenti 2.0 rischiano di trasfigurare i contenuti e renderli parecchio differenti dal messaggio che l’organizzazione ha inteso trasferire alla pubblica opinione. Ritengo che comunicatori e giornalisti rimangano gli attori protagonisti delle media relations e che gli strumenti “obsoleti” come i comunicati stampa restino un elemento importante del processo. Certo poi bisogna essere pronti a seguire l’iter della comunicazione nelle sue varie evoluzioni sui social media. Tutto ciò, però, partendo da un “atto formale” dell’organizzazione. Cosa chiedono i giornalisti a chi rappresenta le organizzazioni nel rapporto con i media? È semplice: trasparenza, correttezza e verità. Comportamenti esattamente speculari a quelli che dovrebbero essere adottati dal giornalismo. Di esempi negativi ve ne sono fin troppi da entrambi i lati