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lunedì 19 luglio 2010

Facebook, un bluff ? Un articolo di Andreas Vogts




Un interessante articolo sul famoso social network e sulla saturazione del non contenuto.




E’ da un po’ che sono presente su Facebook con un mio profilo, altrettanto vale per Linkedin e Twitter. Per questioni di abitudine ho sempre preferito usare Facebook per le mie Pubbliche Relazioni e per socializzare (o fare rete).
Dopo diversi mesi, e dati certi alla mano posso tirare delle conclusioni precise. Gli accessi da Facebook verso il mio sito, che sono sempre stati abbastanza numerosi, sono in caduta libera. Non altrettanto però si può dire delle visite giornaliere, che invece sono in aumento. Con la caduta delle visite da Facebook, è però in miglioramento netto e costante il coefficiente di rimbalzo.
Al di là di questo però, parallelamente Twitter è diventato dopo Google, il terzo referrer mentre al secondo posto si è piazzato Linkedin con enorme vantaggio su tutti gli altri. Qualcosa di intressante e in aumento, arriva anche da Stumble e da OK Notizie e Technonotizie, ma sono numeri piccoli. Il resto si può dimenticare. Certo, è vero che sono più presente su linkedin e su twitter rispetto a mesi fa, ma in termini di numeri assoluti, Facebook è davvero in caduta libera.
Ma perchè? Beh, semplice. Su Facebook ormai c’è un overload di “non contenuto” oramai difficile da gestire. Non c’è niente di interessante. I contenuti vengono macinati e maciullati nell’arco di qualche secondo e così anche il tuo contenuto che potrebbe essere interessante, passa inosservato. I profili iscritti hanno un numero di amicizie sempre più alto e così anche l’aggiornamento della propria bacheca è velocissimo. Ma poi guardandoci bene, c’è veramente solo “foffa”. Uno stranazzamento continuo in un enorme pollaio dove regna il pressapochismo e l’ignoranza.
Tanto di cappello invece a LinkedIn. Contenuti sempre di qualità, anzi, solo di qualità e un social finalizzato a fare appunto rete. Certo che paragonarlo a Facebook è davvero impossibile. I commenti che arrivano su LinkedIn sono sempre puntuali, circostanziati, precisi e mai banali, anzi. A volte ricevi anche bacchettate, ed è giusto che sia così, guai ad offendersi, quando si è tra persone intelligenti.
Su Facebook questo non esiste più. A parte qualche commento o qualche post interessante, ormai solo 1 su un miliardo, a parte gli apprezzamenti di stima, per “mi piace questo mi piace quello” non c’è una beata nullità di nulla, vuoto assoluto, vuoto cosmico. Un buco nero che risucchia ogni minimo sprazzo di cultura e intelligenza. E’ tutto un copiare cose fatte e dette da altri, senza un minimo commento, una presa di posizione che abbia un senso logico. Niente. Ecco, inquesto marasma di zeri, fare social-networking diventa piuttosto esilarante. Più ragli e più hai seguito. Più sei “sclero”, alternativo da neuropsichiatria, e più hai la possibilità di avere relazioni. E che relazioni ragazzi! Tu entri in un vero carnaio bestiale di scelleratezza da “scoppiati dell’ultima ora”, con gente che starebbe benissimo rinchiusa in una stanza ovattata con la camicia di forza.
Io avevo pianificato, di crearmi una bella rete di amicizie su FB, (ho circa 1.300 contatti) e poi mi sarei fatto una pagina vera e propria dedicata ad Innovando e alla mia attività. Scusate l’espressione volgare e colorita: col piffero! Lì sopra ormai posto solo in automatico le cose che provengono da fuori, ma io sono quasi scappato a gambe levate. Quella è macelleria mentale. Non è per me.
Preferisco farmi criticare su LinkedIn, almeno ho qualcosa da imparare.

domenica 11 luglio 2010

Corporate social sharing: la comunicazione interna ai tempi del web 2.0


Un articolo interessante su un argomento di cui tanto si parla all'interno delle Organizzazioni ma sul quale poco si sa e ancor meno si concretizza in buone realizzazioni. Il problema spesso è lo stesso, un approccio sbagliato che parte dalla tecnologia e dalle funzioni e dimentica l'attore ed il fruitore del sistema: la persona che lavora.
Per leggerlo basta cliccare sul titolo.