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venerdì 6 agosto 2010

Brunetta 2.0, il Codice Web



Sul sito www.azunicode.it il sempre attivo Ministro Brunetta propone di raccogliere idee, commenti, proposte in merito a vari temi relativi ad internet, ecco il “wording” di quanto scritto sul sito: “l’obiettivo dell’iniziativa non e’ fare nuove norme ma costruire una tassonomia dei problemi percepiti e delle opportunita che offre la rete e successivamente una mappatura delle relative best practices mondiali.
Questa non sara’ l’unica consultazione pubblica in materia, ma solo un primo passo per affinare strumenti e metodi raccogliendo feedback dalla rete
".
Per chi volesse partecipare c’e’ tempo sino al 4 settembre ma non è un termine perentorio, dice il Ministro.

Personalmente ho lasciato un commento che vi riporto fedelmente:
internet è qualcosa di straordinariamente dinamico che è difficile sostanziare una governance se non si cerca di capire cosa sarà internet fra X anni..In Italia non abbiamo l’abitudine di pensare a “cosa\chi saremo tra 5 o 10 anni”. Intanto mi preoccuperei di supportare l’uso e la crescita della Rete, dando alle persone la possibilità di accedervi velocemente e di sviluppare idee, in cambio di un costo alla portata di tutti. Internet è un fenomeno sociale e deve essere quindi un servizio sociale come anche un laboratorio di idee e come tale non va ingabbiato, le idee non è possibile ingabbiarle pena l’impoverimento della specie. Inoltre il web sarà, come detto, qualcosa di profondamente diverso dall’attuale, mi piace usare questa frase “quando il web sarà un vestito”, proprio così il Web lo "indosseremo", a quel punto tra persona e web la distanza anche giuridicamente parlando sarà qualcosa di diverso dall’attuale. Già oggi è sciocco limitare l’uso del web in ambito lavorativo, allora si dovrebbero sequestrare anche i telefonini all’ingresso, il problema semmai è motivare le persone al lavoro, se non sbaglio il problema esisteva già prima di internert e dei cellulari no???!! Un altra accortezza è mettere al “centro” la persona, internet come fenomeno psico-sociale quindi, come spazio di relazioni, di narrazioni e di co-costruzione della realtà.

Troppo spesso in molte aziende e ancor piu nelle Pubbliche Amministrazioni si spendono soldi per mega progetti, internet, intranet, comunicazione interna etc. ma ci si scorda che il tutto non solo finisce ma INIZIA con le persone! Una cosa che si dovrebbe fare è educare le persone al web, è un mondo cosi vasto che spesso rimane sconosciuto e navigare uno spazio sconosciuto piu’ essere inutile e anche dannoso. Internet è globalità, agire sul piano locale per regolamentare può portare solo a fare brutte figure e poi come dicevo, regolamentare chi, cosa, che? L’uomo ha sempre paura di ciò che non conosce ma tale paura non va utilizzata per scopi liberticidi, noi in Italia abbiamo le menti creative per produrre benessere dalla rete, non cassiamoci da soli tale possibilità.
Per proporre anche qualcosa sul piano concreto basterebbe iniziare a rendere realmente un Network la Pubblica Amministrazione non solo centrale ma anche locale. Se faccio via email una segnalazione ad un ufficio del mio Comune mi arriva spesso la risposta che il problema da me segnalato è di competenza di un altro ufficio!! Ma non possono inoltrare loro stessi l’email evitando al cittadino di riformulare la richiesta e di perdere altro tempo??? Oppure, scarico dal sito del mio Comune i moduli per la richiesta di un certificato poi vado all’ufficio competente e mi sento dire che devo comprare una marca da bollo che la vende solo il tabaccaio (che magari è pure chiuso) e poi un altro balzello lo devo pagare facendo la fila al piano di sopra!! In sintesi prima ORGANIZZARE !

Per quanto riguarda la regolamentazione vi sono tantissimi aspetti, uno può essere quello degli accessi, si possono stabilire regole a livello internazionale sulla identificazione in fase di accesso alla Rete, dopo di che va lasciato spazio e libertà alle libere iniziative perchè il web è ormai parte della nostra libertà. Importante è anche l’aspetto della reputazione che il web crea delle persone e qui è da porre l’attenzione su quanto rimane archiviato nella rete, elementi, storie, azioni che potrebbero essere riutilizzate creando nuove reputazioni e personalità. Sono aspetti psico-socio-tecnologici. Vanno affrontati a mio parere da più punti di vista e unendo piu’ competenze sinergiche ma, come accade nella vita “fuori dal web”, i grossi guai di solito non li combinano i semplici cittadini, nel senso che non è colpa del singolo se un motore di ricerca come Google può orientare le idee e le azioni della gente coi suoi algoritmi di ricerca…Ecco probabilmente vanno regolamentate e rese trasparenti certe situazioni legate al business legato alla Rete ma se il Web è un grande business è ancora uno spazio libero? Per quanto ancora lo sarà?

2 commenti:

  1. questa "operazione Azuni" lanciata dal Ministero potrebbe essere una semplice attività di comunicazione e di immagine, non credo sia possibile compiere un lavoro di ricerca per creare una tassonomia di termini che restituisca la percezione che gli utenti hanno della Rete e dei suoi problemi in poche settimane. Non mi pare siano indicati i termini tecnici e metodologici della ricerca stessa. Staremo a vedere..

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  2. se è come la "rivoluzione" dei certificati di malattia via web meglio lasciar perdere...
    I medici non hanno i software, non sanno a chi collegarsi e manca pare l'infrastruttura di rete e software...Però ha fatto "comunicazione".....

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